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Quando la diagnosi cambia tutto: la storia di una famiglia e della SPG11

Maddalena è una bambina curiosa, determinata, a volte testarda. Le piace riempire fogli bianchi di colori e muoversi leggera mentre danza. Lorenzo ama il calcio, i video su YouTube e custodisce una sensibilità profonda che sorprende chi gli sta accanto. Sebastiano, invece, è un collezionista instancabile: animali, libri, figurine di calciatori, DVD della Disney. Ognuno con i propri interessi, il proprio carattere, il proprio modo di stare nel mondo.

La loro è una famiglia come tante altre. O almeno così sembrava all'inizio.

Tra la scuola, il lavoro, gli impegni quotidiani e le piccole conquiste dei figli, le giornate scorrevano seguendo il ritmo ordinario della vita familiare. I genitori raccoglievano successi e fatiche, preoccupazioni e soddisfazioni, come accade in ogni famiglia. Finché, improvvisamente, tutto è cambiato.

Il nome dello tsunami che ha travolto le loro vite è SPG11, una forma di paraparesi spastica ereditaria. Una malattia genetica rara e neurodegenerativa.

«Basta un click e la rete apre la finestra su un futuro di incertezze, dubbi, su una realtà molto difficile da accettare per due genitori», raccontano. Una realtà resa ancora più difficile da un dettaglio devastante: la malattia riguarda tutti e tre i figli.

La diagnosi arriva come una tempesta che travolge ogni cosa. Il passato, il futuro, i progetti, i sogni. Nulla sembra rimanere intatto.

Davanti a una malattia rara, incurabile, da genitore ti senti impotente. Non puoi fare nulla, solo raccogliere le forze residue per non darla vinta al buio che una malattia reca con sé

Come spesso accade dopo una diagnosi di malattia rara, la vita si divide in un prima e un dopo. Ci si trova costretti a ricominciare, anche quando non si sa da dove. E quel nuovo inizio non è una scelta: è una necessità.

Ripercorrendo a ritroso gli anni trascorsi, tanti episodi assumono improvvisamente un significato diverso. I risvegli notturni di Sebastiano, le sue difficoltà già evidenti nei primi anni di vita. Maddalena, rimasta in silenzio fino ai cinque anni, quasi intimorita dalla presenza degli altri bambini. Lorenzo, con la sua grande forza di volontà ma anche con una fragilità nascosta e un forte bisogno di sicurezza.

Piccoli segnali che, al momento, sembravano soltanto caratteristiche individuali o difficoltà passeggere. Solo dopo la diagnosi quei tasselli hanno iniziato a comporre un quadro più ampio.

In un pomeriggio come tanti, ritirando il risultato di un test genetico, ti rendi conto che basta un attimo per sconvolgere un'intera esistenza.

Da quel giorno, la quotidianità è diventata una sfida continua. Una sfida che richiede energia, coraggio, fiducia e speranza. Una sfida che non è finita e che accompagna ogni scelta, ogni progetto, ogni pensiero rivolto al futuro.

«Non è stato facile risollevarsi e, risollevando te stesso, cercare di risollevare tutta la famiglia dal macigno che le è caduto addosso. Non lo è ancora».

Eppure, proprio dentro questa esperienza dolorosa emerge una nuova consapevolezza. La malattia costringe a guardare la vita nella sua essenza, a distinguere ciò che conta davvero da ciò che spesso si dà per scontato.

«La consapevolezza di una patologia che colpisce chi ti è più caro al mondo ti pone di fronte all'essenza piena del vivere, alla radice, a ciò di cui non puoi fare a meno: la salute».

Una verità che appare semplice solo finché non viene messa in discussione. Perché quando una malattia rara entra nella vita di una famiglia, ogni certezza vacilla. Ma allo stesso tempo emergono risorse che prima si ignoravano: la capacità di rialzarsi, di reinventarsi, di ricominciare.

Come Sebastiano con le sue collezioni, anche questa famiglia ha imparato che nulla si conclude davvero. Ogni traguardo raggiunto è, in qualche modo, un nuovo punto di partenza.

E ogni giorno, nonostante tutto, si continua a ricominciare.

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