Per oltre trent’anni Giorgio Mastrota è stato volto familiare della televisione. Oggi sceglie di mettere la sua credibilità al servizio della ricerca diventando testimonial della campagna per la donazione regolare a favore di Fondazione Telethon.
Per oltre trent’anni Giorgio Mastrota è entrato nelle case degli italiani con la naturalezza di una presenza familiare. Dalla televisione degli anni Novanta, quando i grandi volti del piccolo schermo accompagnavano la quotidianità di milioni di persone, fino a oggi, ha costruito la propria popolarità su uno stile diretto, rassicurante e autentico. Una comunicazione semplice, mai sopra le righe, che gli ha permesso di instaurare con il pubblico un rapporto raro, fondato sulla fiducia. Un patrimonio di credibilità che oggi ha scelto di mettere al servizio della ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare. Mastrota è infatti il nuovo testimonial della campagna per la donazione regolare a favore di Fondazione Telethon.
Conosceva già Fondazione Telethon prima di essere coinvolto come testimonial?
Assolutamente sì. Per chi appartiene alla mia generazione è quasi impossibile non conoscere Fondazione Telethon. Ho iniziato a fare televisione alla fine degli anni Ottanta e ho vissuto una stagione in cui alcuni appuntamenti televisivi entravano davvero nella coscienza collettiva del Paese. “Telethon” era uno di questi. Le maratone televisive erano un momento riconoscibile per tutti e nel tempo sono diventate qualcosa di più di una raccolta fondi. Quando ho conosciuto meglio la Fondazione ho ritrovato la stessa credibilità e serietà che percepivo da spettatore. La parola chiave, secondo me, è fiducia.
Che cosa l’ha convinta ad accettare questa proposta?
È stata una piacevole sorpresa. In questo mestiere si ricevono molte richieste e bisogna sempre capire bene con chi si ha a che fare. Quando mi hanno contattato da Fondazione Telethon la prima reazione è stata di stupore, perché si tratta di una realtà che tutti conoscono e rispettano. L’incontro con le persone della Fondazione è stato molto naturale. Ho trovato entusiasmo, competenza e una visione positiva. Mi ha colpito soprattutto il modo di raccontare la ricerca scientifica. Le malattie genetiche rare sono un tema serio, ma la ricerca rappresenta speranza, possibilità e futuro. Mi piace l’idea di contribuire a comunicare questo messaggio. Non solo una richiesta di aiuto, ma l’invito a partecipare a qualcosa di concreto, che produce risultati reali e che negli anni ha cambiato la vita di tante persone.
Il tema della salute e della ricerca le è vicino anche sul piano personale?
Molto. Sono padre e nonno e la famiglia è il centro della mia vita. Quando vivi da vicino anche piccoli problemi di salute capisci immediatamente quanto sia importante stare bene. Mi è capitato di trascorrere alcuni giorni all’Ospedale Gaslini di Genova e in quella situazione ho compreso davvero cosa significhi per una famiglia sentirsi accompagnata e sapere che qualcuno lavora ogni giorno per trovare nuove cure e nuove risposte.
"Le malattie genetiche rare sono un tema serio, ma la ricerca rappresenta speranza, possibilità e futuro. Mi piace l’idea di contribuire a comunicare questo messaggio".
Giorgio Mastrota
In questa esperienza con la Fondazione ha avuto modo di avvicinarsi anche al mondo della ricerca?
Sì e la cosa che mi ha colpito di più è stata la passione delle persone. Ho incontrato ricercatori e professionisti che affrontano sfide difficili con energia e convinzione. La ricerca non è soltanto fatica: è un impegno collettivo che può cambiare la vita delle persone. Mi piace pensare alla Fondazione come a una comunità composta da ricercatori, famiglie, volontari e donatori che lavorano insieme per un obiettivo comune. Quando ascolti chi lavora ogni giorno nei laboratori o chi segue i progetti scientifici, capisci immediatamente che dietro ogni risultato c’è un enorme lavoro di squadra. Questo aspetto umano mi ha colpito molto, forse quanto i risultati scientifici stessi.
Lei è conosciuto per una comunicazione molto diretta e positiva. Come pensa di mettere questo patrimonio al servizio di Fondazione Telethon?
Io sono come appaio in televisione. Sono una persona positiva e cerco sempre di trasmettere fiducia. Non una fiducia superficiale, ma concreta. Viviamo in un Paese che, pur con le sue difficoltà, dispone di competenze, ricerca e strutture di grande valore. Se posso contribuire a ricordarlo e a far percepire la ricerca come qualcosa di vicino alle persone, lo faccio con piacere. Vorrei trasmettere l’idea che sostenere la ricerca sia un gesto semplice ma profondamente importante. In fondo il rapporto che ho costruito negli anni con il pubblico si basa proprio sulla spontaneità. Le persone si fidano quando percepiscono autenticità e credo che anche per una causa come questa sia importante comunicare in modo diretto, senza enfasi e senza artifici.
C’è una differenza tra convincere qualcuno ad acquistare un prodotto e coinvolgerlo in una donazione?
La differenza è enorme. Un prodotto può essere più o meno adatto a una persona, mentre la ricerca ha un valore universale. Una donazione aiuta chi aspetta risposte e cure, ma restituisce qualcosa anche a chi la compie, perché lo rende parte di un percorso. Inoltre, sostenere la ricerca sulle malattie genetiche rare significa contribuire a generare conoscenze che possono avere ricadute positive su molti altri ambiti della medicina.
"Con una donazione regolare entri a far parte di una comunità che prova concretamente a migliorare la vita degli altri".
Giorgio Mastrota
Che cosa significa per lei, oggi, “metterci la faccia”?
Significa assumersi una responsabilità. Viviamo in un’epoca in cui ogni parola viene analizzata e spesso semplificata. Per questo scelgo con attenzione le iniziative a cui legare il mio nome. Con Fondazione Telethon mi sento completamente a mio agio, perché si tratta di una causa che porta un messaggio positivo e unisce le persone. Posso sostenerla con convinzione e serenità.

Qual è il messaggio che vorrebbe arrivasse?
Vorrei che passasse un concetto semplice: con una donazione regolare entri a far parte di una comunità che prova concretamente a migliorare la vita degli altri. Significa sostenere la ricerca, dare speranza alle famiglie e contribuire a costruire nuove opportunità di cura. In un tempo in cui siamo spesso concentrati sul nostro mondo, ricordarci che possiamo fare qualcosa per gli altri è un valore importante. Fondazione Telethon rappresenta proprio questo, e io cercherò di raccontarlo con il mio linguaggio e con la mia positività. Vorrei che le persone comprendessero che anche un piccolo contributo può avere un impatto concreto. Nessuno risolve da solo problemi così complessi, ma tante persone che decidono di fare la propria parte possono davvero fare la differenza.