Sindrome di Cohen
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Che cos'è e come si manifesta la sindrome di Cohen?
La sindrome di Cohen è una rara malattia genetica multisistemica che interessa principalmente lo sviluppo neurologico, la vista e il sistema immunitario con frequente riduzione dei neutrofili. È caratterizzata da un insieme variabile di manifestazioni cliniche che possono diventare più evidenti con la crescita.
I primi segni compaiono generalmente nei primi anni di vita e comprendono difficoltà di alimentazione, crescita rallentata, riduzione del tono muscolare (ipotonia) e ritardo nello sviluppo motorio e del linguaggio. Con il tempo si osservano spesso microcefalia progressiva, disabilità intellettiva di grado variabile e caratteristiche facciali peculiari, come capelli folti, ciglia lunghe, incisivi centrali superiori prominenti.
Tra le manifestazioni più tipiche vi sono inoltre alterazioni oculari, in particolare miopia elevata e distrofia retinica progressiva, che possono causare riduzione del campo visivo, difficoltà nella visione notturna e progressivo peggioramento della vista. Molti pazienti presentano anche neutropenia, una riduzione dei neutrofili che può favorire infezioni ricorrenti e afte della mucosa orale. Durante l'adolescenza può comparire un accumulo di tessuto adiposo prevalentemente a livello del tronco.
Come si trasmette la sindrome di Cohen?
La sindrome di Cohen è causata da alterazioni del gene VPS13B (noto anche come COH1), localizzato sul cromosoma 8, che codifica una proteina appartenente alla famiglia delle proteine per il trasferimento lipidico “a ponte” (bridge-like lipid transfer proteins, BLTP). La proteina VPS13B si localizza principalmente nel complesso del Golgi contribuendo così a mantenere la sua struttura e il corretto traffico intracellulare delle proteine. La trasmissione è autosomica recessiva: per sviluppare la malattia è necessario ereditare due copie alterate del gene, una da ciascun genitore. I genitori, che possiedono una sola copia alterata, sono generalmente portatori sani e non manifestano sintomi. Per ogni gravidanza di una coppia di portatori esiste una probabilità del 25 per cento che il figlio sia affetto dalla malattia, del 50 per cento che sia portatore sano e del 25 per cento che non abbia ereditato la variante genetica.
Come avviene la diagnosi di sindrome di Cohen?
La diagnosi si basa sul riconoscimento delle caratteristiche cliniche associate alla sindrome e viene confermata mediante analisi genetica. Poiché i sintomi possono essere variabili e comparire gradualmente nel corso dell'infanzia, l'identificazione della malattia può risultare complessa. La conferma diagnostica si ottiene attraverso l'identificazione di due varianti patogenetiche del gene VPS13B. La valutazione del paziente comprende generalmente anche accertamenti neurologici, oculistici ed ematologici, utili a definire l'estensione del coinvolgimento dei diversi organi e sistemi.
Quali sono le possibilità di trattamento attualmente disponibili per la sindrome di Cohen?
Attualmente non esiste una terapia risolutiva per la sindrome di Cohen. La gestione della malattia è quindi orientata al trattamento delle manifestazioni cliniche e al miglioramento della qualità di vita. Interventi riabilitativi precoci, come fisioterapia, logopedia e terapia occupazionale, possono favorire lo sviluppo delle capacità motorie e comunicative. I problemi visivi richiedono un monitoraggio regolare e l'eventuale utilizzo di ausili ottici. I pazienti con neutropenia devono essere seguiti periodicamente per prevenire e trattare tempestivamente le infezioni; in casi selezionati possono essere utilizzati trattamenti specifici per aumentare il numero dei neutrofili. Sono inoltre raccomandati controlli oculistici ed ematologici periodici.
Ultimo aggiornamento
31.08.26
